Fare musicoterapia con le persone sorde, si puo?

Cosa c’entra la Musicoterapia  con le persone sorde? Come può la musica, aiutare chi non recepisce alcun suono?

Se leggendo il titolo dell’articolo vi state ponendo  queste domande, allora vi stupirà sapere che la Musicoterapia è un mezzo potente per migliorare la sfera comunicativa e iniziare o approfondire un percorso terapeutico e riabilitativo, sia con persone affette da ipoacusia che con quelle sorde.

 

Tutti noi percepiamo i suoni con il corpo: le vibrazioni investono i nostri tessuti, le ossa i muscoli, il sistema nervoso..

 

Siamo però abituati a percepire solamente quelle vibrazioni che sono molto potenti, come quelle a bassa frequenza che “colpiscono” allo stomaco. In realtà i nostri risuonatori naturali sono sempre attivi, il fatto è che avendo spostato la nostra attenzione quasi esclusivamente alle orecchie, che ci permettono di avere un ascolto più preciso e dettagliato, quasi non riusciamo più a “sentire” col corpo.

 

Ed è proprio in questa nostra capacità che prende avvio tutto il lavoro del Musicoterapista con i pazienti sordi.

 

Le nostre prime esperienze sensoriali sono state tattilo-uditive, il senso dell’udito è il primo a formarsi e le nostre esperienze più arcaiche e primitive sono appunto tattilo-sonore.

Pensate a un bambino ancora nel liquido amniotico, in questo mare che protegge e ancora isola dal mondo, arrivano comunque dei suoni sia dall’interno ( il corpo materno con il battito del cuore, i rumori intestinali, la voce della madre etc) che dall’esterno.

 

Tutti i suoni che il bambino percepisce sono filtrati dal liquido in cui è inserito ed è grazie alle vibrazioni che può sperimentarli, egli ha due stimoli quindi quello uditivo e quello sensoriale che avvengono in contemporanea.

 

Quando nascerà oltre alla luce sarà il suono l’elemento più importante che lo collegherà alla realtà. Tutti gli stimoli che riceviamo si fissano nella nostra memoria profonda e vanno a formare il nostro patrimonio musicale, il cosiddetto ISO.

 

I suoni e la voce materna ( ma anche quella del padre seppur con “funzioni” benefici diversi) sono quindi fondamentali per il bambino in questo primo periodo evolutivo.

 

Nel caso di bambini che nascono sordi o con gravi problemi all’apparato uditivo ci si può chiedere allora come intervenire, come creare un’alleanza terapeutica al fine di migliorare la sua qualità della vita.

Come su detto il punto di partenza è la percezione corporea e l’utilizzo del corpo come strumento; tramite questo il soggetto può sentire le vibrazioni sonore e quindi tutti i parametri musicali: ritmo, accentazione, altezza, intensità e durata.

 

La musicoterapia diventa il modo per mettere in contatto la persona con un mondo  sonoro ampliato che va aldilà dell’ascolto con le orecchie

 

Tramite la musica si cercherà di collegarsi a quegli stati vitali vissuti nel grembo materno, si contatteranno quelle parti più ancestrali e arcaiche formatesi dalle fondamentali esperienze pre e post natali, quindi si attueranno “performance” tattilo- sonore che facendo leva sulla sfera emozionale utilizzeranno la comunicazione non verbale che essendo stata sviluppata prima del linguaggio è più profonda ed efficace.

 

Ancora, si attueranno tutti quelli che Stern (psichiatra e psicanalista di fama mondiale) definisce “affetti vitali” ovvero quelle categorie affettive non verbali che percepiamo già nel grembo materno, ma di cui non abbiamo una chiara definizione anche a livello linguistico data la loro natura prettamente non verbale.

 

Stiamo parlando di gesti emotivi come: fluttuare, svanire, trascorrere, esplodere, crescendo, decrescendo, gonfio, esaurito etc..

 

Gli affetti vitali interessano tutto l’arco dell’esistenza umana ma nei primi anni di vita costituiscono un’importanza fondamentale per la formazione dell’identità. (l’argomento è ovviamente molto più esteso e complesso ma non è questa la sede in cui parlarne).

 

A questo si aggiunga anche la capacità insita negli esseri umani, ma maggiormente sviluppata nei bambini, di trasporre un’informazione da un canale sensoriale ad un altro, ( dal tatto alla vista, dall’udito al tatto etc..) questa è un’ottima risorsa poiché ci permette di utilizzare i parametri musicali facendoli percepire attraverso canali diversi da quello uditivo.

Naturalmente non si sta parlando esclusivamente di musicoterapia recettiva ma anche di quella attiva e quindi la persona potrà agire sullo strumento e suonare in base alle proprie preferenze e a come percepisce i suoni, quindi il tutto si svolgerà nella cornice dell’improvvisazione clinica, e del dialogo sonoro.

 

Si cercherà di dare alla persona un “nuovo” senso armonico, fargli fare l’esperienza del ritmo, dargli la possibilità di trovare nuovi mezzi espressivi e di scoprire una propria musicalità e armonia interna, profonda.

 

 

Aiutarla a migliorare la propria gestualità e a confrontarsi col disagio sociale e psichico che la sua particolare condizione comporta, insomma migliorare sotto molti aspetti la qualità della sua vita.

 

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Bibliografia:

"A volte i pesci cantano......Musicoterapia e sordità:un esperienza di lavoro con bambini "diversamente" udenti." Franco La Placa

"Musica & Terapia" n. 18 (2008)   Cosmopolis editore

 

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