Musicoterapia e autismo

Il corpo è musica per chi sa cogliere le note, laddove qualcun altro vede solo dei gesti.

Il disturbo autistico rientra nella macro categoria dei disturbi pervasivi dello sviluppo contenente anche il disturbo di asperger, la sindrome di Rett, il disturbo disintegrativo dell’infanzia e i disturbi pervasivi dello sviluppo non altrimenti specificati.

 

I soggetti che presentano un disturbo autistico, lo manifestano già in età infantile. Sono caratterizzati dalla presenza di quella che viene definita la triade del comportamento autistico, ovvero uno sviluppo anomalo nella sfera dell’interazione sociale, nella comunicazione e una particolare ristrettezza nel repertorio di attività e interessi.

 

Un soggetto autistico presenta marcate difficoltà nella ricerca e condivisione di emozioni interessi e obiettivi, chi è a contatto con lui trova ostacoli nello stabilire delle relazioni poiché non c’è la capacità, o è molto compromessa, d' interpretare i segnali sociali.

 

Infine può esservi una più o meno grave disfunzione nella gestione del linguaggio non verbale, quindi: posture, sguardi e gestualità non vengono né esperite né interpretate in maniera funzionale.

 

La musica però riesce a superare anche grandi ostacoli come quello di una comunicazione cosi compromessa.

 

La Musicoterapia costituisce allora un intervento mirato alla lettura in chiave sonoro-musicale di tutte le informazioni rilevabili da un soggetto autistico, grazie alle competenze sonoro-musicali appunto, insite in ogni essere umano.

 

Per fare ciò è necessario instaurare una relazione intersoggettiva basata sull’empatia, quindi sulla comunicazione affettiva.

 

Attraverso il “gioco” improvvisativo musicale, dove non ci sono regole restrittive e si è in balia dell’imprevedibile, si creano quegli attimi di ascolto in cui l’altro, tramite uno sguardo o un movimento, ci farà capire che è comunque presente, che non riesce a nascondere di essere sensibile al “bello” e ci mostrerà come abbia bisogno di quella cosa cosi impalpabile ma potente che è la musica.

 

Stern pone a fondamento della relazione intersoggettiva il concetto di sintonizzazione affettiva, la musicoterapia agisce quindi sulle competenze più primitive e basilari di ogni essere umano.

 

Queste competenze fanno parte delle abilità innate di ogni persona e su quella base si strutturerà sia il linguaggio verbale che musicale.

Non a caso è sempre su tale fondamento che la diade madre-bambino attiva la sua peculiare interrelazione.

Dal punto di vista prettamente musicoterapico è estremamente utile notare come i vari pattern che costituiscono tali competenze, presentano un proprio corrispettivo in termini di linguaggio musicale.

 

In altre parole: i parametri musicali quali altezza; dinamica; intensità; timbro e ritmo, sono presenti in qualsiasi tipo di comunicazione umana: verbale e non verbale, e anche se in musica questi possono aver conseguito vari passaggi d’astrazione e simbolizzazione, la loro radice profonda sarà sempre agganciata al loro aspetto istintivo e arcaico.

 

Il lavoro della musicoterapia sta allora nel gestire, organizzare e qualificare queste competenze che nel caso dell’autismo sono interrotte o deficitarie. Si lavorerà allora sull’aspetto sensoriale, motorio e cinestetico innato, cercando di aprire un varco attraverso quel guscio invisibile e apparentemente inaccessibile.

 

La relazione terapeutica mira attraverso l’acquisizione, l’elaborazione e la restituzione del comportamento dell’altro, a dare significato alle stereotipie e manifestazioni della persona autistica.

 

Il corpo è musica per chi sa cogliere le note laddove qualcun altro vede solo dei gesti.

 

Il musicoterapista “legge” il corpo dell’altro come fosse una partitura musicale, ma non è solo un’azione a senso unico poiché il terapista restituisce al paziente quello che ha filtrato e ciò che in lui ha risuonato dell’altro e viceversa, dando vita a una relazione terapeutica.

 

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