Musicoterapia negli stati di coma

La musicoterapia negli stati di coma permette di contattare la persona apparentemente persa dentro se stessa e lontana dal mondo esterno

Può la musica entrare in contatto con le persone in coma, specie quelle in profondo stato vegetativo?  Possiamo riuscire ad instaurare una comunicazione con chi sembra profondamente perso dentro se stesso?

E infine la musica favorisce il “risveglio” dallo stato di coma?

 

Compito della musicoterapia che si occupa degli stati di coma è principalmente quello di trovare un contatto, uno spiraglio comunicativo coi pazienti, infatti la musica per questi può diventare un importante mezzo per stabilire un contatto con l’ambiente esterno.

 

Cercare però di avviare una forma di comunicazione con una persona in coma, come è facile immaginare, è una cosa davvero difficile.

 

Come distinguere se il movimento della mano è dettato da una risposta a uno stimolo o è solo un riflesso condizionato?

 

Come capire se i suoi occhi si sono mossi per indicare apprezzamento o rifiuto a quello che il terapeuta sta proponendo?

 

Non ci sono risposte certe, e chi si addentra in questo campo sa che il percorso di conoscenza reciproca è molto lungo e irto di difficoltà.

Alcune ricerche sulla percezione uditiva nelle sale operatorie confermano che le fibre uditive non sono interessate dall’anestesia, così continuano a trasmettere suoni, permettendo al cervello di acquisirli anche in “assenza” di coscienza. Lo stesso accade quando dormiamo.

 

Da ciò è possibile dedurre che anche in pazienti vegetativi o con un grado di coscienza minima, le fibre uditive continuino a trasmettere suoni; qui fa leva la musicoterapia che sollecitando questi canali attiva una stimolazione cerebrale e sensoriale

 

Attraverso la conoscenza dell’identità sonora del paziente si cerca quindi di “contattarlo” facendogli ascoltare quei brani più significativi per lui, per far sì che attraverso l’ascolto si possa attivare uno contatto emotivo e sbloccarlo in qualsiasi modo dalla sua stasi.

Tutto ciò in virtù del fatto che ogni suono presente nel nostro cervello, è stato immagazzinato insieme a dei vissuti emotivi o comunque può essere collegato ad essi, vissuti emotivi che possono contenere ricordi di canzoni, odori, immagini e così via.

 

Questo nostro bagaglio di vibrazioni, suoni, rumori, canti etc. fa parte della nostra esperienza di ascolto, ovvero di tutto ciò che il nostro cervello, che noi fossimo consapevoli o meno, ha selezionato ed elaborato.

 

Ecco perché far ascoltare brani o suoni particolarmente significativi per il soggetto svolge una funzione importante.

 

Ma attenzione, non bisogna assolutamente aspettarsi risvegli improvvisi e miracolosi.

Nell immaginario comune c’è la credenza, dettata naturalmente dalla speranza, che ad un tratto un paziente si svegli dopo l’ascolto di una precisa musica, questo nella realtà non avviene.

 

Tra i vari fattori bisogna mettere in conto che spesso la percezione uditiva del soggetto è danneggiata dal trauma che ha subito e non elabora la musica come faceva prima, ciò però non toglie nulla al fatto che la musica riesca a raggiungerlo anche nella forma di stimolazione sensoriale data dalla vibrazione dei suoni.

 

La stimolazione sonora infatti oltre a migliorare l’irrorazione ematica cerebrale, arriva a “toccare” fisicamente il paziente che si sente investito dei suoni e dalle vibrazioni ricordandogli di avere un corpo, di esserci comunque, anche in quella particolare condizione.

 

Questo fattore è molto importante poiché una persona in coma ha una percezione di sé molto frammentaria e sfalsata.

 

Laddove c’è la possibilità di ricevere un qualche tipo di risposta si possono usare le percussioni in modo tale da attivare anche una percezione tattile oltre che uditiva dando vita, nei migliore dei casi a un dialogo sonoro.

 

Un trattamento di musicoterapia in stati di coma viene indicato principalmente in due fasi: quando c’è una stabilizzazione dello stato di coma e/o quando c’è stato un risveglio.

Questo perché compito della musica è nel primo caso quello di attivare un contatto di qualsiasi tipo o comunque portare del benessere e stati emotivi positivi, nel secondo di iniziare un lavoro riabilitativo.

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