Effetto Mozart: Funziona davvero? Quali aree del cervello attiva? Chi ne può trarre vantaggio?

Mozart, intelligenza, musica classica

Se ne parla da molto tempo e ha affascinato studiosi musicisti e appassionati. Ma ha davvero la capacità di aumentare il nostro Q.I?

Com’è noto, il famoso “effetto Mozart” fu una teoria abbastanza controversa che, travisata dai più per alcuni anni, avvalorava l’idea secondo cui l’ascolto di determinate opere di Mozart, e in particolare la sonata K448 e la K488 aumentassero il quoziente intellettivo delle persone.

 

In realtà quegli studi, portati avanti da due fisici, Gordon Shaw e Frances Rauscher, mostravano come ci fosse un aumento solo temporaneo delle capacità visuo-spaziali, quindi di solo una delle nove intelligenze scoperte precedentemente dal neuropsicologo Howard Gardner.

 

Nel 1993, infatti la neurobiologa Frances Rauscher e i suoi collaboratori della University of California sottoposero alcuni loro studenti a dei test, sia dopo aver ascoltato della generica musica da relax, sia dopo l’ascolto della “Sonata per due pianoforti k488”.  successivamente ripeterono l’esperimento dopo essere rimasti in silenzio.

 

La somministrazione della musica e del silenzio fu di 10 minuti.

I test prevedevano l’analisi di schemi e la previsione di come sarebbe apparso un foglio di carta ripiegato secondo un diagramma una volta che fosse stato asportato un angolo e fosse poi stato nuovamente aperto.

 

Mozart fece aumentare il quoziente intellettivo di otto/nove punti rispetto agli altri due casi, però a una analisi più attenta i risultati non erano stati quelli sperati. Il QI in quel caso si riferiva solo sulla base di 3 test di ragionamento spaziale, che come detto poco fa rappresenta una misura alquanto limitata dell’intelligenza, in secondo luogo il supposto effetto Mozart è stato talmente passeggero da essere stato rilevato soltanto nel primo dei tre test. In seguito “l’effetto” era svanito.

Altri studi però convalidavano le ipotesi di Shaw e della Rauscher ma in termini diversi.

Erano stati selezionati alcuni topi e divisi in 3 gruppi differenti, uno avrebbe ascoltato la sonata K448, un altro gruppo una musica minimalista e il terzo il silenzio.

 

Lo scopo dell’esperimento era vedere quale gruppo, inserito in un labirinto, riuscisse a trovare l’uscita. Ebbene quello che aveva ascoltato Mozart fu il primo.

 

Da questo e altri esperimenti successivi furono tratte le conclusioni che: l “effetto Mozart” non esiste nei termini prima supposti, ogni genere di musica può riprodurre gli stessi risultati, ma in effetti, seppure per breve tempo, all’incirca 15 minuti, si aveva un aumento dell’intelligenza spaziale e un aumento dell’intelligenza cognitiva in genere. 

 

In seguito altri studiosi si interessarono al fenomeno, in vista dell’enorme successo che ebbe un articolo uscito sulla prestigiosa rivista “Nature”, che trattava appunto l’argomento “effetto Mozart”.

Attuando le loro ricerche, scoprirono che in realtà l’attivazione di quei pattern neuronali attivati dalla musica di Mozart, venivano attivati da qualsiasi altro tipo di musica, ma non solo, i migliori risultati ai test venivano ottenuti anche da chi era stato esposto a svariati stimoli anche di natura completamente differente alla musica, come un racconto, una danza ecc. quindi tutto ciò che entrava nelle preferenze delle persone che si sottoponevano al test.

 

Ciò coincide con quanto gli psicologi sostengono da tempo: la cognizione dipende dall’umore e dalla prontezza, e gli stimoli che troviamo piacevoli e interessanti alleviano lo sforzo.

A questo punto è lecito chiedersi se un ascolto prolungato delle suddette sonate non possa apportare un cambiamento stabile, non ci sono pareri unanimi da parte della comunità scientifica al riguardo, quindi non ci rimane che attendere ulteriori sviluppi.

 

Se questi benefici riguardano tutte le persone, ci sono però alcuni professionisti che potrebbero trarne maggior vantaggio, ad esempio: chirurghi, fotografi, architetti, atleti, scultori, pittori, grafici e tutte quelle professioni in cui è richiesta un’ottima percezione delle immagini esterne e interne o che trasformano queste informazioni al fine di produrre e/o decodificare informazioni grafiche.

 

Ricerche di settore hanno evidenziato come alcuni chirurghi che dovevano portare a termine delicate operazioni, hanno condotto il loro lavoro in maniera molto più efficiente e accurata dopo l’ascolto delle sonate Mozartiane.

 

Detto ciò, quindi, anche se per breve tempo perché non farne uso? 

 

Sonata per Piano, K 448 - I: Allegro con Brio

Piano Concerto No.23 In A Major, K 488 Adagio


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 Sitografia:

 

http://medmedicine.it/articoli/news-medicina/effetto-mozart

 

http://www.stateofmind.it/2013/03/effetto-mozart-musica/

 

http://www.giovannaspantigati.it/la_teoria_delle_intelligenze_multiple.html

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