L’Immaginazione musicale spontanea

A tutti capita di sentire nella propria mente, più o meno lunghi frammenti di canzoni o melodie senza alcun motivo specifico, vi spieghiamo cosa sono

l'immaginazione sonoro-musicale

A tutti capita di sentire nella propria mente, più o meno lunghi frammenti di canzoni o melodie senza alcun motivo specifico, semplicemente di punto in bianco cominciano a risuonarci motivi ascoltati anni prima, canzoni a cui siamo particolarmente legati o che abbiamo sentito distrattamente chissà quando e dove.

La peculiarità di queste “evocazioni” musicali, o più specificamente immaginazioni musicali spontanee, è che non dipendono da un esposizione prolungata o da una ripetizione, quindi è lecito chiedersi da dove provengano e come mai è “stato scelto” proprio quel brano.

La loro comparsa cela un significato profondo o è del tutto casuale?

A volte la ragione dell’associazione è palese, come quando conosciamo una persona che ci piace particolarmente e leghiamo il suo nome ad una canzone, in cui magari viene pronunciato il suo nome.

A volte il collegamento è più sottile:

“Mentre scrivo – a New York, a metà dicembre –

la città è piena di alberi di Natale e di menorah.

Sarei incline a dire, da vecchio ebreo ateo, che

queste cose non significano nulla per me, ma ogni

volta che l’immagine di una menorah mi colpisce la

retina, nella mia mente vengono evocati i canti di

Hanukkah, anche quando io non ne sono cosciente.

Devono esserci, qui, più emozioni e più significati

di quanto io ammetta, anche se in prevalenza di tipo

sentimentale e nostalgico.

Questo dicembre però è contrassegnato anche

da una melodia, o da una serie di melodie, più cupa,

che forma uno sfondo quasi costante ai miei

pensieri. Perfino quando non ne sono consapevole,

essa produce un sentimento di sofferenza e dolore.

Mio fratello è gravemente malato e questa musica,

che il mio inconscio ha scelto fra diecimila melodie,

è il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello

dilettissimo di Bach.”

Altre volte invece il collegamento ci è del tutto ignoto.

Quindi le associazioni possono venire da una passeggiata, da qualcosa che incrocia il nostro sguardo, dall’assaggio di qualcosa che ci piace e così via, ma anche, naturalmente, da eventi spiacevoli e dolorosi.

Va da sé che quanta più musica di diverso genere noi avremo immagazzinato nel nostro cervello, anche inconsapevolmente, tante più associazioni saranno probabili, poiché avendo aumentato il nostro bagaglio emotivo-esperienziale, il nostro cervello avrà la possibilità di cogliere più sfumature della realtà che ci circonda.

Altre associazioni invece sono cosi oscure da non essere possibile per noi risalire all’origine del collegamento.

A questo punto però c’è da chiedersi se ci sia davvero bisogno di scoprirne l’origine, e se in fin dei conti ci sia davvero una ragione sottostante all’apparire di questa musica interiore.

Il professor Rodolfo Llinas, è appunto del parere che, forse una ragione non c’è.

Neuroscienziato alla New York University, si interessa delle interazioni tra corteccia e talamo, che ipotizza possa essere alla base della coscienza o del “Sé”, e delle interazioni che i primi hanno con i nuclei motori sottocorticali, in particolar modo i gangli basali che egli considera essenziali per la produzione di moduli di attività o “action patterns”

Atti a produrre azioni come camminare, suonare , mangiare ecc.

Llinas individua poi i cosiddetti “motor tapes”, registrazioni motorie, ovvero i corrispettivi neurali di questi moduli di attività, concependo come motorie anche attività come la percezione, l’immaginazione ecc.

L’insieme di queste complesse interazioni tra corteccia, talamo e nuclei sottocorticali è sempre attivato. L’attività nei gangli basali è continuamente in corso, essendo i pattern motori interconnessi, uno di essi o una sua porzione “sfugge” senza il suo correlato emozionale, finendo nel contesto del sistema talamo-corticale.

Ecco perché in modo improvviso e avulso dal momento in cui ci si trova, arriva una canzone in testa “dal nulla” o sempre per lo stesso fenomeni si ha voglia di giocare a calcio.

Per lo psichiatra Anthony Storr questa musica evocata e magari non desiderata, rincuora ed è gratificante e ha il vantaggio di attirare l’attenzione su pensieri altrimenti trascurati o rimossi, in tal potrebbe assolvere a una funzione simile a quella dei sogni.

Infine ritiene che questa immaginazione musicale spontanea è biologicamente adattiva.

Ma le spiegazioni potrebbero essere anche molte altre e non riferirsi soltanto al funzionamento del sistema-mente:

Forse non è solo il sistema nervoso, ma è

la musica stessa ad avere in sé qualcosa di molto

particolare: il suo ritmo e i suoi contorni melodici,

così diversi da quelli della parola, la sua

connessione particolarmente diretta con le

emozioni.”

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